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martedì 1 luglio 2014

Recensione videogioco: Among the Sleep





Titolo: Among the Sleep
Anno: 2014
Sviluppatore: Krillbite Studio
Distributore: Steam
Piattaforme: PC, PS4
Piattaforma testata: PC


Horror e bambini, un connubio che vanta miriadi di esempi e di rielaborazioni, tra pargoli inquietanti e anticristi in erba assortiti, giovani spiriti rancorosi, mocciosi in possesso di poteri dalle implicazioni meno che gradevoli, fino ai normali fanciulli a loro malgrado capitati in situazioni non propriamente kid friendly. Stesso discorso per le paure prettamente infantili, sviscerate e riproposte in numerose varianti. Considerate la premesse fa strano come Among the Sleep riesca a rappresentare qualcosa di originale e inedito, eppure anche sforzandomi non riesco a trovare -almeno in campo videoludico- precedenti che si siano spinti fino in fondo come ha fatto Krillbite Studio, ossia farci vivere l'incubo di un bambino direttamente attraverso gli occhi del piccolo diretto interessato.
Fa strano, ma forse solo fino a un certo punto, se pensiamo ai protagonisti di survival horror a cui siamo abituati: nel migliore dei casi corpi speciali iperaddestrati e armati fino ai denti, poliziotti e ingegneri spaziali seguaci del Mcgyveresimo; nel peggiore scribacchini, detective e poveri cristi qualunque, magari incapaci di brandire un'arma e inclini ad accumulare nella propria biancheria intima abbastanza sfumature di marrone da far concorrenza a Quake (che finezze che vi tiro fuori, neh?), ma da cui comunque ci si può aspettare quel minimo di prontezza e risorse per poter salvare la pellaccia anche nelle circostanze più critiche. Ecco, ora provate ad estremizzare questa logica applicandola nei riguardi di un soldo di cacio con tanto di pigiama a stelline, a malapena in grado di camminare e per il quale raggiungere la maniglia di una semplice porta diventa un'impresa tutt'altro che banale. Parlare di "margini d'azione limitati" in questo caso è praticamente spalancare le nuove frontiere dell'eufemismo.
Per fortuna i ragazzi di Krillbite dimostrano di avere le idee chiarissime in merito, sapendo che con in mano un concept e un protagonista così peculiari, l'unica strada possibile è quella di campare completamente di queste premesse e di svilupparle fino al minimo dettaglio. Tanto per cominciare, facendoci immedesimare in qualcosa di smarrito e indifeso come solo un bimbo che non trova la sua mamma può essere. E' proprio così che inizierà questo brutto sogno: letteralmente sdradicati dal nostro lettino, siamo soli, in una casa che in questa notte di tempesta non è più il nostro mondo, ma un luogo alieno e minaccioso. Fortunatamente Teddy non è lontano, è un buon orsacchiotto e un ottimo amico, sempre pronto a dispensarci consigli e confortevoli abbracci. Ma attorno a noi continuano a succedere cose che non dovrebbero, siamo circondati da suoni sinistri, e quel che è peggio, mamma non c'è e non si trova da nessuna parte, per quanto la cerchiamo disperati. Ora anche Teddy ha paura, ma non abbiamo scelta se non farci coraggio e proseguire, alla ricerca di indizi su come rimettere tutte le cose a posto e riprendere la nostra vita di giochi spensierati, pomeriggi alle giostre... e baci della buona notte a propiziare sogni felici.
Di sicuro, quello in cui Among the Sleep non difetta, è la suggestività: vivere il punto di vista di un duenne spaventato è un'esperienza originale ed emotivamente coinvolgente, vuoi la vivida immaginazione tutta infantile che si tenta di ricreare, vuoi la reazione che ciò tende a suscitare da parte di un osservatore adulto, divisa tra la tenerezza per la beata ingenuità, e la consapevolezza che quelle che passano sul nostro schermo sono le paure che tutti noi abbiamo vissuto. Perché sì, se i termini di paragone sono i vari Outlast, Siren, Fatal Frame e compagnia bella, qui di spaventi ce ne sono pochi e pure banalotti, tra rumori a cazzo di cane di provenienza ignota, ombre strane, porte che si chiudono e corridoi bui... Ma mettendoci sulla lunghezza d'onda giusta, non è difficile immedesimarci nell'esperienza, tornando per poche orette a quando la nostra casa nell'oscurità della notte era il luogo più terrificante di tutto il mondo ed era difficile addormentarci all'idea di tutti i mostri in agguato sotto al letto o nascosti nell'armadio.
Come detto, le capacità del nostro personaggio principale (o meglio, la scarsità di esse), costituiscono una parte integrante di quanto Krillbite ha accuratamente confezionato; se il saper camminare rappresenta per noi una conquista più o meno consolidata, correre equivale a chiedere troppo alle nostre gambette corte e alla coordinazione incerta, col risultato che uno scatto prolungato più di qualche secondo finirà puntualmente con un capitombolo ben poco "survival", e ben presto, qualora servisse un certo sprint, finiremo per abbandonare queste cose "da grandi" in favore del caro e collaudato gattonare.
Quello che difetta nell'agilità, il nostro eroe tascabile, lo compensa con lo spirito avventuroso e un'innata curiosità... ossia, la capacità di mettere le manine paffute su qualunque cosa capiti sotto tiro, cosa quantomeno provvidenziale quando ci si deve muovere in un mondo progettato per individui di taglia ben differente. Una discreta fetta del gameplay di Among the Sleep sfrutta infatti le possibilità d'interazione con l'ambiente, che sia semplicemente spostare uno sgabello in modo di poter raggiungere la maniglia di una porta fino ai semplici puzzle basati sulla fisica di tanto in tanto; giusto per staccare da una formula basata su un mix tra caccia al tesoro e nascondino (giusto per rimanere su tematiche infantili), rispettivamente per cercare gli oggetti necessari al proseguimento della storia, e per sottrarci alle presenze malevoli che popolano questo incubo. Giusto per chiarire: malgrado la tenera età del nostro alter ego e tutto quanto, possono sempre succederci cose brutte, e naturalmente, non abbiamo a disposizione alcuna difesa, se non nasconderci e sgattaiolare lontani dal pericolo, sperando che il pannolino si riveli all'altezza del delicato compito affidatogli.
Beh, fino a questo punto, posso immaginare che vi siate fatti l'idea di una sorta di Amnesia a misura di asilo nido, con parchi giochi in luogo di tenebrosi castelli europei, e inventari che ospitano giocattoli al posto di teste mozzate; insomma un gimmick curioso ma tutto sommato innocuo e fine a sé stesso. Signori miei, niente di più inesatto: è nella trama che risiede il vero cuore di Among the Sleep, e nel man mano che vi farete strada verso la conclusione, sarà sempre più chiaro che ogni elemento e ogni dettaglio non è altro che un vettore finalizzato a raccontare -o meglio- farci vivere in prima persona una storia. E per inciso, tutta l'impalcatura regge bene e si dimostra infine ottimamente studiata, riuscendo a toccare tutti i tasti giusti per catturare l'interesse del giocatore. Ricordate quando ho menzionato il "coinvolgimento emotivo"? Beh, in un paio d'ore capirete cosa intendo.
E sì, avete capito bene: un paio d'ore. Inutile tentare di addolcire la pillola, Among the Sleep è completabile in un lasso di tempo sufficiente per guardare una partita di calcio, lasciandovi pure minuti di scarto a sufficienza per una sigaretta o due e un giro tra social network a lamentarsi delle scelte di Prandelli... Poca roba davvero (ok, anche le scelte di Prandelli, ma qui rischiamo di andare fuori tema), specie se il cartellino del prezzo recita un non troppo clemente 20 Euro, cifra che il mercato -oltre che al semplice buonsenso- tenderebbe ad associare a prodotti contenutisticamente meno striminziti. Poi d'accordo, parliamo di un prodotto indipendente senza un grande budget alle spalle, di un'opera che a conti fatti, se fosse durata anche solo un minuto in più, avrebbe rischiato di risultare meno compiuta ed efficace, possiamo anche addentrarci nello spinoso discorso dei videogiochi come arte/forme d'espressione e non semplici prodotti e la relativa impossibilità di quantificare pecuniariamente l'unicità di un'esperienza offerta secondo parametri standardizzati, oppure... Beh, poche palle, un prezzo del genere è semplicemente esagerato, ed è un vero peccato non poter consigliare a scatola chiusa Among the Sleep proprio ed esclusivamente per questo motivo. Fermo restando che, al primo sconto degno di questo nome, non esisteranno più scuse per non tornare bambini e addentrarci nel buio armati di orsetto di pezza.
Fino ad allora... Sogni d'oro.


Voto: 7/10

martedì 19 novembre 2013

Recensione videogioco: Outlast





Titolo: Outlast
Anno: 2013
Sviluppatore: Red Barrels
Distributore: Red Barrels, Steam
Piattaforme: PC, PS4
Piattaforma testata: PC




Mount Massive. Immerso nell'atmosfera rilassante che le montagne del Colorado sanno offrire, questo istituto psichiatrico (non so perché, ma credo che ne descriverò parecchi in queste pagine) chiuso da decenni a seguito di qualche trascurabile scandalo, ha recentemente riaperto i battenti grazie all'acquisizione da parte della Murkoff, una megacorporazione ASSOLUTAMENTE NON MALVAGIA e unicamente AI FINI DELLA PIU' DISINTERESSATA E LIMPIDA BENEFICENZA. Chiaro esempio di come questo schifo di mondo non sappia apprezzare chi fa del bene, il giornalista d'assalto nonché affermato ficcanaso Miles Upshur è per qualche oscura ragione convinto che quel manicomio nasconda tutt'altro che sorrisi e arcobaleni, e guidato da questo sospetto (oltre che da alcune anonime soffiate interne), fa quello che qualunque persona di buonsenso farebbe una volta messo al corrente di un luogo pericoloso, insanamente violento e depositario di segreti valevoli milionate di dollari: infiltrarcisi in piena notte e in completa solitudine ,armato unicamente di una telecamera digitale e un block notes. Ah Darwin, Darwin... Se fossi ancora tra noi, quante conclusioni interessantissime che potresti trarre dai protagonisti dei survival horror...
Comunque, messa opportunamente a cuccia la sospensione dell'incredulità su quest'aspetto, Outlast si rivela in men che non si dica un piacevolissimo esempio di sincerità da parte dell'industria videoludica: quel che i Red Barrel han promesso è un onesto gioco da cacca nei pantaloni garantita, e il risultato finale effettivamente lascia ben poco da recriminare, per il dispiacere dei vostri calzoni da gaming prediletti. Il tutto con una formula che a conti fatti è di una semplicità imbarazzante: visuale in soggettiva, nessuna possibilità di combattimento ma solo stealth e fuga, tanto buio ovviabile solamente attraverso la lente infrarossa della videocamera (batterie di scorta non incluse nella confezione) e un comparto tecnico curatissimo, giusto per non lesinarvi alcun particolare truculento o effetto sonoro da brividi (e a ogni angolo avrete l'imbarazzo della scelta in entrambi i campi). Fatta magari eccezione per quest'ultimo aspetto (almeno, per quel che riguarda la grafica), è difficile non pensare ad Amnesia: The Dark Descent e a quanto il titolo di Frictional Games sia diventato un nuovo punto di riferimento per i survival horror di nuova generazione che non abbiano alcun interesse a spacciarsi da action/sparatutto. Tutto vero, ma sono necessarie poche scampagnate tra gli accoglienti corridoi di Mount Massive per intuire una sostanziale differenza di tono: dove Amnesia è più un (grandioso) esercizio di stile nella costruzione della tensione in uno stile più classico e lovecraftiano, tra puzzle ricorrenti,  una gestione luce/buiodai risvolti perennemente ambigui e dove essere sorpresi da uno dei graziosi ospiti del castello Brennenburg equivale solitamente a un trapasso inevitabile; Outlast sceglie un approccio più diretto e sanguigno, senza tanto spazio per enigmi e in cui giocare al gatto e il topo con squilibrati più o meno mostruosi diventa una sgradita necessità in tutti quei casi in cui la via della furtività risulti un lusso impraticabile. Ritrovarsi a correre alla disperata, in completa confusione e senza alcun punto di riferimento con un maniaco omicida alle spalle sa essere parecchio ansiogeno, credetemi. E sapete la cosa più buffa? Fatta eccezione per alcuni pittoreschi personaggi che imparerete presto a conoscere, la maggior parte degli ospiti del manicomio non è nemmeno lontanamente ostile, ma la paranoia che avrete sicuramente nonché saggiamente imparato a coltivare nel corso dello svolgimento del gioco, unita alla notoria imprevedibilità dei soggetti classificabili come "pazzi furiosi", contribuiranno, a torto o ragione, a non sentirvi al sicuro ovunque ci sia anima viva.
Come detto, una cosa su cui Red Barrels punta moltissimo è l'aspetto visivo, e su quest'ennesima reincarnazione e tirata a lucido dell'Unreal Engine (ormai un autentico campione di longevità) c'è effettivamente poco di cui rimanere delusi: l'elevato livello di dettaglio degli ambienti è una costante tutt'altro che gradevole, nel senso che i grafici del team di sviluppo hanno avuto modo di sbizzarrirsi in ambientazioni ricchissime di dettagli inquietanti e splatter a piede libero; dove una semplice scia di sangue corredata di qualche frattaglia sparsa è esattamente il minimo che possiate aspettarvi. Non manca all'appello nemmeno un sonoro parimenti da brivido, giusto per completare un comparto tecnico curato quanto funzionale.
Insomma, tutto bene? Naturalmente no, e sebbene Outlast abbia tutto per placare con soddisfazione la brama di un buon survival horror anche a un nerd puntiglioso come il sottoscritto, da nerd puntiglioso quale appunto sono, non posso non citare qualche sbavatura in un quadro pur complessivamente soddisfacente: l'assoluta semplicità del gameplay di cui parlavo poc'anzi è per forza di cose limitativa, e l'unica soluzione perché queste meccaniche non finiscano per venire a noia prima dello scorrere dei titoli di coda, è tenere bassa la longevità: 4-5 ore massime sono sufficienti per arrivare alla conclusione, non che sia una tragedia per un gioco sotto i 20 euri e che quelle ore te le fa godere tutte, ma tant'è, siete avvisati. E nemmeno dovreste aspettarvi troppi sussulti dalla trama, che a fin dei conti risulta funzionale e nulla più, se non altro non perdendo l'opportunità di mettere in scena qualche personaggio interessante. Ma come vi ho detto, è puramente questione di essere nerd puntigliosi. Per chiunque di voi non abbia bisogno di difendere un'immagine da critico snob di fronte ai propri 5-6 lettori, vada pure sul sicuro. Outlast è esattamente quello che promette, e non vi deluderà. Scorte di biancheria permettendo. 



Voto: 8,5/10